IL BUIO OLTRE L’ALTARE

    


Mercoledì 21 maggio, il presidente del consilvio, dopo aver terminato la prima sfiancante seduta del gabinetto da lui presieduto in quel di Napoli, ha fatto precipitosamente ritorno a Roma, improrogabili impegni “istituzionali” richiedevano la presenza della sua augusta persona nella Capitale. Una breve, rigenerante sosta a palazzo grazioli, una delle sue diciotto magioni sparse per suo il parco mondo e poi di nuovo in giro per la Capitale , presumo con scorta al seguito, con destinazione uno dei più esclusivi e rinomati golf club della periferia romana, nel quale il cavaliere ha fatto le ore piccole partecipando alla festa per le nozze d’argento di tal gasparri, un palafreniere che come altri della sua scuderia, berlosko compreso, è buon amico di don pierino gelmini, un prete fetente (nel senso di puzzolente) poiché già in odore di pedofilia e rinviato a giudizio per presunte molestie sessuali in danno di ragazzi (chissà perché sono tutti maschi) ospiti della sua comunità di recupero per tossicodipendenti. 
L’accusa della più turpe delle nefandezze non ha impedito al pregiudicato e chiacchierato pretacchione, devoto di nostra signora dei tossici e miracolato dal business antidroga, di partecipare come se nulla fosse, alla riunione conviviale e di assidersi allo stesso tavolo dell’innominato presidente del consilvio, della “coppia d’argento” e degli altri commensali, parecchi politici destrorsi, qualche pennivendolo d’area, alcuni accomunati dall’essere fra i maggiori benefattori e sostenitori del reverendo avanzo di galera.
Le cronache parlano di un silvio “barzelettiere” e chansonnier che ad un certo punto, a gentile richiesta, si è esibito con malcelata ritrosia (“Non so se ce la faccio, sono un po’ stanco…”) proponendo poi all’inclito pubblico il repertorio più classico delle sue canzoni, e un’antologia di quelle che lui chiama “storielle”, barzellette pensate e raccontate solo per far ridere i polli.   
Se la trasferta in quel di Napoli mi ha ricordato, paradossalmente e all’incontrario, il viaggio che gli imperatori dell’antica Roma facevano nell’ex Campania Felix per ritemprarsi con l’otium caprese dal negotium dell’Urbe, la performance  del presidente cantautore, di converso, mi ha rammentato l’incendiario Nerone il quale si faceva pregare dai suoi sudditi e si esibiva con la cetra credendosi un artista, mentre Roma bruciava al suo comando: entrambi megalomani, il primo, come il secondo, ama soffiare sul “fuoco” del disagio popolare e dell’ordine pubblico fomentati ad arte per scaricare su altri (il precedente governo, i rom, i comunisti, etc…) il malcontento sociale e presentarsi poi come il salvatore della patria.
Divagazioni o farneticazioni di un extraparlamentare dirà qualcuno, digressioni suggerite, però da un’attualità che pure dovrebbe fornire qualche spunto di riflessione in più ad un popolo a corto di memoria, che purtroppo legge poco e non si informa, non fosse altro perché in giro c’è tutta una pubblicistica davvero poco lusinghiera per i vari protagonisti di una cronaca che vorrebbe essere Storia. Basterebbe, infatti, leggere quel tanto che basta per farsi almeno un’idea della fauna che frequenta i palazzi del potere e le loro dependance dove di certo abbondano i caimani, gli sciacalli e le iene, ma in cui non è raro trovare qualche lupo travestito da agnello come nel caso di don pierino gelmini, molto ben ammanigliato con il potere, al quale lupo-pierino è dedicato un esauriente capitolo del libro “Viaggio nel silenzio”.
Un libro crudo e drammatico, storie e testimonianze raccolte con piglio professionale da Vania Lucia Gaito sui preti pedofili e le colpe della chiesa catto-vaticana, edizioni Chiarelettere.
Conosco benissimo il mondo dei preti e so di quali misfatti sono capaci, dovevo essere quindi più che preparato e non stupirmi più di tanto dinanzi a situazioni a dir poco raccapriccianti nelle quali preti, vescovi e alti prelati dalla doppia vita e personalità, offrono della chiesa che rappresentano, l’immagine speculare di una ipocrisia malvagia e criminale, frutto di una formazione che, soprattutto in fatto di sesso, risente di un’educazione sessuofobica e misogina (la donna fonte di peccato da rifuggire con ogni mezzo), così che da una parte ci tengono a sembrare casti e puri e dall’altra conducono una vita sessuale disordinata (altro che voto di castità!); cultori dell’onanismo, praticano la pederastia (non ingannino i loro anatemi contro l’omosessualità, fra il clericalume imperante c’è un’altissima percentuale di omosessuali) o si dedicano alle perversioni più aberranti come la pedofilia, sicuri, come mi disse un vescovo, che “la chiesa è madre e non denuncerà mai i propri figli”.
Anche in virtù (sic) di alcuni famigerati documenti (in gergo “Istruzioni”) quali il Crimen Sollicitationis del cardinale ottaviani o il De delictis gravioribus, conosciuto anche come Ad exequandam, firmato dall’inquisitore ratzinger che, di fatto, impongono il segreto, pena la scomunica e suggeriscono tutta una serie di procedure da attuare in caso di adescamento, abusi e violenza su minori da parte di un prete: dal trasferimento del reverendorco che quindi si riterrà libero di continuare a violentare bambini in un’altra parrocchia, all’avocazione presso il tribunale ecclesiastico e l’ex santa inquisizione dei dossier relativi ai preti pedofili, quasi a ribadire un’autonoma giurisdizione che non riconosce altro tribunale che non sia quello della chiesa catto-vaticana. Mai, dico mai, che si faccia esplicito riferimento alla dignità e all’innocenza violata delle vittime degli abusi, non una parola di conforto o di umana solidarietà; mai, dico mai, che si invochi il ricorso alla Magistratura ordinaria, alla giustizia secolare, per denunciare i preti pedofili né, tantomeno, alla trasparenza, nel rispetto di una Legge che, evidentemente, non può essere uguale per tutti, meno ancora per quelli che considerano la vittima “tentatrice” e oggetto di biasimo, ritenendola in peccato grave al pari, se non di più, del violentatore che poi si arrogherà anche la facoltà di confessare la vittima e di assolverla, condannandola al silenzio più atroce e alla “guarigione della memoria”.
Dimenticare, nient’altro che dimenticare!
Ma le brecce nel muro del silenzio, a dispetto delle scomuniche “latae sententiae” hanno dato improvvisamente la forza alle vittime in ogni parte del mondo di denunciare i loro carnefici. Segreti apparsi inconfessabili, abusi inenarrabili, metodi coercitivi al limite della tortura psicofisica, sono venuti alla luce squarciando il buio oltre l’altare e lacerando un velo di omertà e di complicità per rattoppare il quale la chiesa dei papi ha  iniziato a vendere (specie negli Usa) i gioielli di famiglia, perdendo con quelli anche la faccia. Se non fosse divenuto papa (gode dell’immunità dovuta ai capi di stato) lo stesso ratzinger sarebbe finito negli Usa sul banco degli imputati “con l’accusa di aver ostacolato il corso della giustizia” proprio perché firmatario di quel famigerato documento che può essere a ragione considerato un salvacondotto per i preti pedofili.
Si apprende questo ed altro leggendo il “Viaggio nel silenzio”, così come si apprende dei precedenti penali di don gelmini, delle accuse mossegli e delle amicizie altolocate di cui gode (fra cui quella di silvio berlusconi che come regalo per l’ottantesimo compleanno regalò a don pierino dieci miliardi di lire cache e il reverndorco, commosso, in segno di ringraziamento fece intonare l’Alleluja, la stessa acclamazione che la Chiesa riserva al Messia. Don gelmini, abbagliato dai miliardi, avrà scambiato il falso unto del signore, per quello Vero e si è comportato di conseguenza.  Insieme a don pierino nel libro, fanno la loro porca presenza gli “orrori” di don cantini, un prete fiorentino e il suo pupillo claudio maniago, divenuto il vescovo più giovane della chiesa catto-vaticana, sputtanato da un incontro “sadomaso” e, ancora, don bruno puleo che continua tranquillamente a ricoprire i suoi incarichi “pastorali” dopo aver patteggiato una condanna per violenza carnale ai danni di un seminarista siciliano. Un corposo capitolo riguarda anche gli “intoccabili legionari di Cristo” il cui fondatore, marcial maciel, prete tossicodipendente, pederasta e pedofilo, ne ha combinate di cotte e di crude: sul suo conto grava anche il sospetto di un paio di omicidi. E dire che questo pretacchione ricevuto con tutti gli onori in vaticano, anche quando correvano strane voci sul suo conto, non ha mai fatto mistero di voler diventare pure santo. Non è detto che non lo facciano, giacché ultimamente hanno santificano cani e porci, e magari lo proclameranno perfino protettore dei preti pedofili poiché, come ha sentenziato vittorio messori, questo “è il realismo della chiesa: c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e l’età?” Ipse dixit vittorio messori nell’intervista riportata da “ La Stampa ” l’11 ago ’07.
Scorrendo i vari capitoli del libro si scopre che ci sono anche dei preti che vivono la loro vocazione con una dedizione assoluta (quelli che io chiamo Sacerdoti, sono rarissimi, ma ci sono anche se poi gettano la tunica alle ortiche rimanendo comunque “sacerdoti in eterno secondo l’ordine di Melchisedec”) e per questo preferiscono non scendere a compromessi pagando di conseguenza in prima persona: uno di questi, Alessandro Pasquinelli, viene fatto oggetto di calunnie fino a uscir di senno e ora, riacquistato l’uso della ragione sta cercando lentamente di riabilitarsi denunciando quanti, il vescovo in primis, hanno distrutto la sua reputazione; l’altro, Fausto Martinetti, affronta il problema dei preti sposati andando al nocciolo della questione: il plagio delle coscienze attuato nei seminari minori, i condizionamenti e l’assenza di un’educazione eterosessuale derivante dalla convinzione che per i preti la donna è “un pericolo, una tentazione, una rivale di Dio sicché bisogna fuggirla come Eva, la seduttrice”. Se un prete vive la sessualità alla luce del sole e magari si sposa, viene condannato e ridotto allo stato laicale, condizione (cari laici devoti e inginocchiati) che la gerarchia catto-vaticana ritiene inferiore al clero. Loro per il solo fatto di indossare una tunica si credono superiori, sicché – come dice Fausto Marinetti ex frate cappuccino “quando un sacerdote è tanto umano da sentire il dolore degli altri uomini, tanto disperato da portare la croce con loro, tanto solo da avere bisogno dell’amore di una donna, del conforto di braccia calde in cui riposarsi, tanto screanzato da non voler vivere quell’amore in clandestinità, allora gli strappano le mostrine e lo rispediscono a far l’Uomo fra gli Uomini”.
Le maiuscole sono mie, perché sono Uomo fra gli Uomini e le Donne, e voglio differenziarmi da una gentaglia in…tonacata, sempre più simile ad una distesa di sepolcri imbiancati: dall’esterno sembrano lindi e puri, ma basta sollevare il coperchio per scoprire il putridume che hanno dentro e scappare via inorriditi da tanta sporcizia.    
Essendo la chiesa una multinazionale dello spirito, segnalo il paragrafo “Potere e denaro” inserito nel capitolo “Storia di un prete innocente” in cui si parla dei meccanismi di arricchimento dei vescovi e del modo (se non è mafioso poco ci manca) col quale rimpinguano le loro casse. Si parla en passant anche dell’otto per mille, una truffa legalizzata e benedetta dallo stato. Per alleggerire un quadro a tinte fosche c’è anche un paragrafo dedicato ad un altissimo prelato in carriera che bazzica nei sacri palazzi apostolici, in quegli ambienti è noto con il nomignolo di Jessica. “Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di castità!”
A mò di recensione, faccio mie le “Conclusioni” della postfazione scritta da Massimiliano Frassi, ne riporto qualche passo: “Viaggio nel silenzio è un libro che dà voce e dignità a chi ha subìto abusi. Mi auguro che venga letto soprattutto dai sacerdoti. Da chi deve avere il coraggio di assumere una posizione chiara e responsabile rispetto a chi ha commesso abusi e rispetto alle vittime…perché tra i vari meriti di questo libro c’è pure il desiderio di restituire dignità laddove devianza e criminalità hanno offuscato la fede…Quanto a voi lettori, rivolgo una richiesta a nome dei troppi bimbi abusati. Diffondetelo nelle scuole e nelle biblioteche. Perché il pedofilo ha paura di chi combatte contro il silenzio. Lui, complice di un’omertà di origine mafiosa, vive nell’ombra, nelle parole non dette, nel tutti sapevano ma nessuno parlava, nell’insospettabilità di facciata, confidando sul fatto che è più difficile credere ai bambini che ai preti. Per questi ultimi valga l’anatema che Giovanni Paolo II lanciò contro i mafiosi: Verrà il giudizio di Dio e dovrete rendere conto delle vostre malefatte”.

Per tutti valga quella che io invece considero l’unica sentenza valida, una condanna evangelica da applicarsi alla lettera: “E chi abbia scandalizzato uno di questi piccoli che hanno fede, è meglio per lui che piuttosto si passi intorno al collo una macina d’asino e sia gettato nel mare.”  Marco 9, 42

   

IL BUIO OLTRE L’ALTAREultima modifica: 2008-05-30T19:10:00+00:00da lasterisco
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